I Vini della Valle del Rodano


Apro questa rubrica prendendo spunto da un recente viaggio fatto in Francia, per raccontarvi qualcosa dei meravigliosi vini che si producono nella Valle del Rodano, la zona che prende il nome dall'omonimo fiume che nasce dalle Alpi Svizzere, entra nel territorio Francese e sfocia nel mare Mediterraneo nei pressi della città di Marsiglia, dopo aver attraversato due regioni , la Rhône-Alpès e la Provence-Alpès-Côte d’Azur.
Il cuore della zona vitivinicola che caratterizza alcuni dei vini più apprezzati di Francia è tra le città di Montelimar ed Avignone.  Questa zona, chiamata semplicemente Côte du Rhône, si  caratterizza per la produzione di superbi vini da uve Syrah.
L'origine del Syrah è piuttosto incerta, tuttavia l'ipotesi più ricorrente ritiene che quest'uva sia originaria del medio oriente, della città di Shiraz. La leggenda francese vuole che un cavaliere templare, rientrando dalla Terra Santa, si rifugiò su una collina nei pressi del fiume Rodano, erigendo un eremo, dove si ritirò per il resto dei suoi giorni. Sempre la leggenda recita che il cavaliere portò con se una barbatella di uva rossa, che piantò in questa zona dando vita ad una delle colline (e di conseguenza ad uno dei vini) più famosi di Francia, l’Hermitage.  In realtà studi archeologici, hanno confermato che il Syrah era già coltivato e usato per la produzione dei vini nella Valle del Rodano già ai tempi dell'Impero Romano, ma di certo questa soluzione, oltre ad essere meno poetica e riempirci di orgoglio nazionalistico, risulta scomoda per i Francesi, che hanno da sempre saputo vendere benissimo il loro vino.  Ad ogni modo, la qualità del vino che resta indiscussa, indipendentemente dall’origine e dalle capacità commerciali dei cugini francesi, è sicuramente conferita dalla presenza del fiume Rodano, che mitiga l’aria rigida della zona prealpina.  Pertanto il Rodano, fiume che è stato anche fonte di ispirazione per artisti e pittori, come Van Gogh che qui immortalò la “Nuit ètoilèe sur le Rhône”, oltre alla presenza della celeberrima scuola di Avignone che ha ospitato numerosi artisti italiani, come Simone Martini, è fonte di ispirazione e di ‘maturazione’ anche per il vino.
La costa del Rodano, si divide in tante sottozone, che non sto ad elencarvi, ma mi soffermerò su quella più importante e da cui provengono i due vini che ho assaggiato: la Côte-Ròtie.  Il cui nome, significa letteralmente, costa arrostita.
Qui i vigneti sono coltivati su ripide coste collinari con una pendenza che può raggiungere anche i 60°.

Veniamo ai due vini che ho assaggiato, entrambi del  Domaine Guigal ed entrambi provenienti dalla Cote Rotie, degustati contemporaneamente, come andrebbe fatto anche con i sigari. Solo così si percepiscono le differenze che provengono da due vigne diverse di un unico territorio.
La prima vigna, La Turque, è piccolissima (meno di un ettaro) poggia su un terreno silicio-calcareo ricco di ossido ferro, posto su un declivo con una pendenza da capogiro.
La seconda, La Landonne, è leggermente più grande (due ettari). Qui le viti di syrah hanno circa 35 anni di età e poggiano su un declivo più dolce, molto ricco di ossido di ferro.
La vinificazione è identica per entrambi i vini: vinificazione e macerazione in acciaio per  4 settimane, poi matura 40 mesi in botti di legno nuovo.
 

Domaine E. Guigal - Côte-Ròtie  “La Turque”  2012

Il colore del vino è scurissimo, quasi impenetrabile alla vista, ma che si ravviva riflettendo la luce con meravigliosi bagliori rubino.
All’olfatto è subito evidente la nota pungente ed aromatica del pepe, riconoscimento identificativo del vitigno, a cui fa seguito un insieme di frutta rossa, come la ciliegia, la mora ed il mirtillo. Con il procedere dei minuti, gli aromi si arricchiscono di sensazioni più complesse, che virano verso note terrose e minerali.
Al gusto è imponente, un vino pieno e ricco che soddisfa al primo assaggio, inducendo istintivamente alla masticazione. Il tannino è evidente ma la sensazione finale è quella di un vino morbido e non astringente.
Lascia il gusto di aver appena assaggiato un cioccolatino alla ciliegia, e come dico sempre in queste occasioni, questo particolare riconoscimento si ottiene solo quando si ha davanti un grande vino.

Domaine E. Guigal - Côte-Ròtie  “La Landonne”  2012

All’analisi visiva è decisamente più scuro del precedente. Assolutamente impenetrabile alla vista, forse uno dei vini più cupi che abbia mai degustato.
L’olfatto è un susseguirsi di profumi infinito. Meraviglioso. Estasiato da un vino così ricco ed elegante al tempo stesso, mi lascio un attimo andare senza pensare a nulla, perso nei profumi. Ritornando alla realtà, inizio a scindere gli aromi… è davvero difficile, perché i recettori olfattivi sono letteralmente bombardati da un’infinità di profumi contemporaneamente. La base è sicuramente composta da piccoli frutti rossi, ciliegia, ribes e mirtilli, a cui fanno seguito tenui aromi floreali ed un incredibile effluvio di spezie, come liquirizia, pepe nero, macis, zenzero.  Una nota balsamica di incenso permette di rinfrescare l’olfatto tra un respiro e l’altro e lascia letteralmente incollato il naso al bicchiere alla frenetica ricerca di nuovi aromi nascosti.
Seguono note tostate di caffe, di cioccolato e udite udite, in piena estasi mistica da Sommelier, riconosco in maniera nitida la nota pungente del tabacco Kentucky.
Al gusto, la ricchezza olfattiva viene riflessa magistralmente, sorretta da una grande acidità ed un tannino presente ma non particolarmente astringente, grazie anche alla nota glicerica che dona una struttura fuori dalla norma.

Incuriosito dalla nota di kentucky del secondo vino e spinto dalle continue degustazioni che la Manifattura del Sigaro Toscano propone con i grandi vini rossi italiani… accendo un Toscano Originale Millennium 2011.
Su questo genere di abbinamenti, occorre fare una premessa.  Io lo ritengo un accostamento per esperti, contrariamente alla facilità di divulgazione che ne fa il Toscano, perché di fatto va contro le regole degli abbinamenti e tende a portare fuori strada chi si sta avvicinando alla degustazione da poco.
Si è sempre detto, che la forza e tannicità del sigaro, deve essere abbinata alla morbidezza del vino/distillato, quindi perché vado ad abbinare un vino tannico ad un sigaro tannico per eccellenza come il toscano?  Tannino + Tannino = Amaro.   Infatti è così, la sensazione finale che lascia è amaricante.
Pertanto l’analisi dell' abbinamento deve essere fatto per fasi.  Secondo me l’unico momento in cui l’abbinamento ha sostenuto il confronto delle due componenti tanniche è stato nel primo terzo del sigaro (con il primo vino), quando il Toscano ha rilasciato la sua componente più morbida e rotonda, quindi il tannino del vino riusciva a compensare un po’.  Poi giunti nella parte centrale della fumata, la componente tannica del Toscano entrava prepotentemente nell’abbinamento rendendolo imbevibile.
Il secondo vino, sebbene più complesso al livello olfattivo, non si armonizzava con il Toscano neanche nel primo terzo, perché la parte astringente si sentiva troppo.
Pertanto concludo questo piccolo intervento, dicendo che l’abbinamento Toscano e vino rosso è, aldilà di ogni valutazione, una forzatura. Ma se proprio abbiamo deciso di valutarlo, allora la condizione imprescindibile è che il tannino del vino sia poco evidente e rotondo.
Infatti, nel mio caso, l’abbinamento è stato migliore con il primo vino, che aveva il tannino leggermente più morbido...  e di Millennium avevo il 2011 in degustazione, quindi sigaro più equilibrato che si era ampiamente liberato della ammoniaca in eccesso.

Fabrizio Gulini