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14 giugno 2002
per la serie "Incontri d'autore": Il cubano sale in cattedra
Plenizio:
Il Maestro dei Puros
Dopo i convenevoli di rito, si entra subito nel vivo della
coinvolgente discussione che ha per tema i cubani con particolare
attenzione ai problemi di qualità che prepotentemente sono emersi negli
ultimi messaggi del Forum..
Senza tanti giri di parole Plenizio sentenzia subito l’effettivo calo
di qualità dei cubani di oggi passando ad una rapida e sintetica analisi
dei problemi:
1. Il massiccio aumento della produzione è inevitabilmente andati a
scapito della cura e selezione.
2. … una volta per essere abilitati a rollare sigari importanti
(piramide, doppi corona…), occorrevano fino a 7 anni di esperienza,
oggi bastano alcuni mesi di apprendistato per affidare ai rollatori i
moduli più comuni. I tanto fastidiosi problemi di tiraggio sono quindi
da imputare principalmente a maestranze poco esperte, anche se, ad
onore del vero, il tiraggio dei cubani, salvo rari casi, è sempre
stato più lento e meno facile di quello degli altri sigari caraibici.
Plenizio esprime anche la speranza che questa sia una situazione
transitoria. I nuovi rollatori finiranno necessariamente per farsi una
maggiore esperienza e allora...
3. l’uso di nuove varietà di tabacco e le loro brevi stagionature,
sono responsabili del "sapore" più indifferenziato. I gravi problemi
ambientali e parassitari hanno fatto diminuire la produzione delle
varietà tradizionali come il criollo e il corojo sostituiti da Havana
92 e Havana 2000. Si sono perse quindi alcune caratteristiche
peculiari dei gloriosi sigari del passato. Ma non sappiamo ancora che
cosa potrebbero produrre queste nuove varietà con fermentazioni e
stagionature più lunghe.
Spazio alle domande ed ecco che rotto il ghiaccio il Maestro viene
sommerso dai quesiti degli appassionati, e con estrema disponibilità e
affabilità come un padre premuroso si presta ai propri bimbi, si accinge
a saziare le nostre curiosità.
E’ vero che in Italia la qualità è inferiore rispetto ad altri
mercati, Spagna Svizzera Inghilterra?
Certamente sono mercati più importanti del nostro, con una maggiore
tradizione e con un maggior peso politico-commerciale, ma i problemi di
qualità sono comunque generalizzati. Tanto per farvi capire mi è
capitato di acquistare a Zurigo una scatola di lonsdales di Saint Luis
Rey di cui solo pochi erano fumabili.
A qualche presente che gli fa notare che rispettando il canonico
minuto di intervallo tra una boccata e l’altra i sigari si spengono,
risponde che ritiene questo fatto del minuto, minuto e mezzo o trenta
secondi di tempo tra una boccata e l’altra una leggenda metropolitana e
che ogni sigaro vada condotto come richiede. Una sistema efficace è
quello di effettuare una prima leggera boccata - che chiama "boccata di
richiamo" - prima di effettuare la vera boccata di tiraggio. Questa
prima boccata aiuta a riattizzare il braciere e permette così di avere
così una successiva boccata piena e soddisfacente. Certamente ci sono, o
meglio ci sono stati, sigari che mantenevano la combustione per un tempo
lunghissimo, e a tal proposito cita gli Chateaux d’Yquem di Davidoff che
spesso erano duri come bastoni ma che comunque avevano un tiraggio
eccezionale e non si spegnevano nemmeno dopo alcuni minuti. Il segreto?
Nelle percentuali di volado e nella accuratezza della manifattura.
Ma erano veramente così migliori i sigari di un tempo?
Una volta le varie marche utilizzavano esclusivamente il tabacco
proveniente da determinate fincas ed erano quindi individuabili al gusto
al pari dei vini gran-cru (Ramon Allones, Rafael Gonzalez, Bolivar, ma
tutte le buone marche usavano tabacchi provenienti da specifiche
piantagioni, e quando si entrava in un stanza dove si era fumato, si
potevano riconoscere gli aromi più caratteristici di una certa marca).
Oggi non è più così e, seppur usando i tabacchi provenienti dalle zone
più blasonate, le varie marche usano ora quelli di una piantagione, ora
quelli di un’altra a seconda della disponibilità e questo tende ad
uniformare e a limitare le differenze.
Con grande nostalgia, pur sottolineando ancora come questo sia un
periodo di transizione e non disperando di ritrovare buoni sigari nel
presente e nel futuro, ricorda il vecchio tabacco "pelo de oro" che
veniva usato per ripieni dai sapori incredibili, robusti ma dolci.
L’accuratezza era così elevata che, ci racconta, c’era perfino
l’esistenza di più sigari dello stesso formato e della stessa marca (es.
Monte 2) che a seconda della capa scura o chiara utilizzavano ricette
differenti, più o meno aggressive, cercando di far corrispondere la
forza al colore, di modo che il fumatore sapesse cosa aspettarsi. Da qui
la tendenza ad identificare cape scure con sigari più forti. I cubani
che ora smentiscono questa tradizione, lo fanno solo per giustificarne
l’abbandono. Ormai non c’è molta relazione fra colore e forza e non è un
dramma. Ma ci sono centinaia di testimonianze oltre la mia che
confermano l’esistenza di questa tradizione.
Oramai la "chiusura della testa por dentro", sinonimo di precisione e
abilità non è più una caratteristica costante, persino nei grandi
sigari. Che si trovano spesso con la "chiusura por fuera", molto più
semplice da realizzare. Ma mi rifiuto di credere che non siano più in
grado di rollare e finire un sigaro come si deve, evidentemente la
produttività ha il sopravvento!
Si spazia anche a domande tecniche generali, e scopriamo così il
Plenizio-pensiero sulla filosofia di degustazione:
anche secondo lei il sigaro sa solo di tabacco, e percepire certe
sfumature e fragranze può essere un difetto?
Risposta secca: ma per carità, sono proprio le sfumature e la grande
diversità e complessità di sapori e fragranze la poesia stessa della
fumata, che riporta alla mente magari in maniera sfumata e lontana gli
umori della terra, oli animali, caffè, cuoio, aromi di frutta, spezie,
in una danza giocosa di sapori.
E quanta influenza ha la capa sul sapore?
altra sorpresa nella sua decisa affermazione che mi riporta alla
mente le argomentazioni di Mr. Meerapfel:
"E’ fondamentale, volendo dargli un valore simbolico e didattico
direi intorno al 35%, per sigari sottili, anche maggiore."
Poi passa a giustificare la sua tesi:
l’errore che si commette comunemente è di considerare la percentuale
in peso della capa rispetto a tutto il ripieno, mentre io sostengo vada
valutata in rapporto al seco presente nel filler, quello che
caratterizza il sapore del sigaro. Ed ecco che la bilancia si sposta
molto più a suo favore. Come dire due foglie di seco e la foglia di
rivestimento sono i principali attori del sapore e degli aromi del
sigaro.
Sono le tre di mattino, ma ancora qualcuno si stringe ancora attorno
al maestro per un’ultima domanda, un’ultima affermazione, un’ultima
illusione di tornare al passato.
Non è stata una semplice cena , uno dei tanti ritrovi ma una lezione
al cospetto di uno dei personaggi più grandi nel mondo del sigaro
cubano, che con la sua infinita cultura, i toni pacati, la semplicità e
familiarità ha stregato i presenti fino a tarda notte.
Un saluto e ringraziamento speciale agli amici di Milano (Odolo), di
Torino (Beniamino), di Bologna, che hanno dovuto affrontare un viaggio
infernale, bloccati per ore sulla autostrada, un sacrificio… ma ne è
valsa la pena. |